27 giugno 2011
Reginette di tristezza
FINALMENTE chiude Little Miss America, un reality che racconta anche sulla nostra tv le vicissitudini di mamme e bambine alle prese con mostruosita’ che chiamano concorsi di bellezza.
Dilagano le selezioni per diventare “reginette”, di cosa poi, non si sa. Ma l’importante e’ esserci, farsi vedere, far vedere al mondo quanto la propria figlia sia trasformata in una parodia a causa delle frustrazioni e delle infelicita’ della madre.
Non sono veri genitori quelli che espongono le proprie bambine in uno spettacolo di questo tipo, che permettono che vengano trasformate in donne in miniatura come grotteschi fenomeni da circo e che, nel contempo, perdano inevitabilmente ogni contatto con la loro infanzia, con la purezza e l’ingenuita’. Quello che perdono e’ il tempo del gioco e del divertimento spensierato che dovrebbe essere un loro diritto inviolabile e il diritto ad essere bambini, che un genitore dovrebbe difendere e proteggere.
I numeri di questo circo, sono impressionanti: vi partecipano 3 milioni di bambine dai 3 ai 16 anni ed entrarvi può costare relativamente poco: dai 100 ai 200 dollari il biglietto d’ingresso nei concorsi. Ma poi restare in tour costa eccome: solo gli abiti vanno dai 1000 ai 5mila dollari. “Sì, anch’io pensavo fosse una cifra folle”, ammette Heather Coke alla tv Abc. “Ma alla fine la nostra Jayleigh ha vinto il primo premio a Sommervile: 1800 dollari. E sono cominciati a piovere i ricchissimi contratti. In fondo non è lo stesso con i bambini sono allevati nel sogno del baseball?”.
Non e’ per niente lo stesso. ci sono cose che non torneranno mai piu’ e la cui perdita non si potra’ mai ripagare.
Tanyth Carey ha raccolto in un libro in uscita la sua rabbia di mamma: Dove è finita la mia bambina? Tanyth denuncia la follia del mercato dei prodotti di bellezza che dal 2007 è raddoppiato nel segmento dagli 8 ai 12 anni. Sono prodotti che giocano già nel nome a sedurre le bambine. Swak sta per Sent with a kiss: spedito con un bacio. Trattamento per le labbra. Bcnu sta per Be seeing you: ci vediamo. Ombretto. E tutto è pronto per il prossimo boom: dice una ricerca del British Journal of Psychology che la metà delle bambine dai 3 ai 6 anni si sentono grasse. A 7 anni, nove su dieci giurano di voler dimagrire. E la metà delle bambine di 9 anni hanno già intrapreso una dieta.
Cenerentola s’è mangiata mia figlia è il titolo di un altro j’accuse in cui Peggy Orenstain racconta la sua battaglia di mamma per salvare Daisy dalla “principessizzazione”. E credo sia il caso che oltre a salvare le bambine, si pensi a come salvare le loro madri dal vortice di nulla che assorbe le loro menti, dal vuoto agghiacciante che divora le loro giornate ed i loro pensieri.
Se non sappiamo nemmeno piu’ credere nell’importanza dell’infanzia e non sappiamo piu’ proteggerla, che mondo vogliamo domani?
17 giugno 2011
Il sapone che dona la vita ai bimbi
Quella saponetta usata una o due volte durante la vostra ultima permanenza in un hotel, ora potrebbe essere d’aiuto a dei bambini indigenti per combattere le malattie. Derreck Kayongo, nativo dell’Uganda, tramite il suo Global Soap Project basato ad Atlanta, raccoglie dagli hotel degli Stati Uniti sapone usato che, in questo modo, invece di finire in qualche discarica, viene pulito e riprocessato per la spedizione verso paesi poveri come Haiti, Uganda, Kenya e Swaziland.
“Sono rimasto colpito quando ho appreso quanto sapone venisse gettato via ogni giorno” dice Kayongo. Infatti, ogni anno, centinaia di milioni di barrette di sapone vengono scartate nel solo Nord America. Kayongo, ebbe per la prima volta questa idea all’inizio degli anni ’90, appena arrivato negli USA dall’Uganda. Durante la permanenza in un hotel di Filadelfia, noto’ che il suo bagno veniva rifornito con saponette nuove ogni giorno, benche’ fossero solo leggermente usate. ”Ho cercato di restituire il sapone nuovo alla reception, poiche’ pensavo che me lo avrebbero fatto pagare” racconta Kayongo. ”Ma quando mi e’ stato risposto che era una prassi dell’hotel fornire sapone nuovo ogni giorno, ho stentato a crederci. Cosi’ ho iniziato a pensare di riciclarlo e di mandarlo a coloro che non se lo possono permettere.”
Per Kayongo, raccogliere sapone e’ il primo modo di combattere la mortalita’ infantile nel mondo. Ogni anno, infatti, muoiono piu’ di 2 milioni di bambini per problemi intestinali e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanita’, questi decessi avvengono quasi esclusivamente tra bambini che vivono in paesi sottosviluppati.
“Il problema non e’ la disponibilita’ del sapone, ma il costo,” dice Kayongo. “Guadagnando $1 al giorno, nessuno e’ disposto a spendere 25 centesimi per acquistare sapone. Piuttosto si acquista zucchero, medicine o qualunque cosa venga giudicata necessaria alla sopravvivenza.”
Grazie al supporto della moglie, di alcuni amici e di hotel basati ad Atlanta, Kayongo sta portando avanti il suo progetto dal 2009 e finora 300 hotel di tutto il mondo si sono uniti alla raccolta, arrivando cosi’ a 100 tonnellate di sapone.Volontari in tutti gli Stati Uniti raccolgono sapone dagli alberghi e lo mandano al deposito di Atlanta dove, si ritrovano poi al sabato per pulire, processare e impacchettare le saponette.
“Non mescoliamo i diversi tipi di detergente, poiche’ hanno diversi livelli di pH, diverse caratteristiche e proprieta’,” dice Kayongo. “Prima li disinfettiamo, po li portiamo ad altissime temperature ed infine, dopo il raffreddamento, li tagliamo di nuovo in saponette. Il processo e’ molto semplice, ma richiede molto lavoro.”
Inoltre, un lotto di saponette viene spedito solo dopo un test a campione effettuato da un laboratorio esterno che ne certifica la sicurezza. Il Global Soap Project collabora poi con organizzazioni gemellate per spedire e distribuire il sapone direttamente alle persone che ne hanno bisogno e ad oggi puo’ vantare un totale di piu’ di 100,000 saponette inviate in varie nazioni.
Kenya Relief e’ un’organizzazione tra quelle che ne hanno beneficiato. L’estate scorsa, infatti, e’ stato lo stesso Kayongo a consegnarvi personalmente 5,000 saponette.
Conclude Kayongo: “L’eccitazione e la felicita’ che vediamo nel portare il sapone, ci rimanda ad un senso di decenza. Queste persone hanno qualcuno che conosce la loro situazione e che li vuole andare a trovare per dire loro, ‘Ci dispiace…siamo qui per aiutare.’ “
15 giugno 2011
E’ un diritto essere donna?
La vio
lenza, la scarsa assistenza sanitaria e l’estrema poverta’ fanno dell’Afghanistan il Paese piu’ pericoloso per le donne, insieme al Congo, di poco secondo, a causa del pauroso livello degli stupri. Questo e’ quanto riporta oggi la Fondazione Thomson Reuters. Il Pakistan, l’India e la Somalia arrivano terzo, quarto e quinto, rispettivamente, nell’indagine globale della percezione delle minacce che vanno da abusi domestici e discriminazione economica, fino a feticidio, mutilazione genitale e devastazione con acido.
TrustLaw ha chiesto a 213 esperti di identita’ sessuale di cinque continenti di classificare le nazioni in base alla percezione generale del pericolo e di sei fattori di rischio: minacce per la salute, violenza sessuale, violenza non sessuale, fattori culturali o religiosi, mancanza di accesso a risorse e traffici. Alcuni esperti hanno evidenziato che l’indagine mostra come pericoli “sottili”, come la discriminazione, che generalmente non conquista i titoli dei giornali, siano a volte rischi significativi per le donne alla stregua di bombe, proiettili, lapidazioni e violenze sessuali sitematiche.
Il conflitto in atto, gli attacchi aerei della NATO e le pratiche culturali sono fattori che, combinati, rendono l’AFGHANISTAN un posto altamente pericoloso per le donne. Qui, 1 bimba su 10 muore nei primi anni di vita, quasi 9 donne su 10 (l’87%) rimangono analfafete e 8 su 10 sono costrette ai matrimoni combinati.
Inoltre, le donne che cercano di farsi sentire o di assumere ruoli pubblici che minacciano i radicati stereotipi sessuali di quello che e’ accettabile o meno per una donna, subiscono spesso atti intimidatori o vengono uccise.
La REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO (DRC), che sta ancora soffrendo per la guerra avvenuta tra 1998-2003 ed il conseguente disastro umanitario che ha ucciso 5.4 millioni di persone, si trova al secondo posto essenzialmente per i livelli sconvolgenti di violenze sessuali nella parte orientale praticamente senza leggi: piu’ di 400,000 donne vengono violentate nel Paese ogni anno. Le Nazioni Unite hanno dichiarato il Congo la capitale mondiale degli abusi ssessuali. Le statistiche su questo sono tristemente illuminanti: la guerra, l’uso della violenza come arma e il reclutamento delle donne come soldati e poi usate anche come schiave del sesso.
Il PAKISTAN si trova al terzo posto della classifica principalmente sulla base di pratiche religiose, culturali e tribali dannose per le donne. Queste includono il matrimonio combinato tra bambini e punizioni attraverso lapidazione o altri abusi fisici. Il Pakistan, inoltre, ha uno dei livelli piu’ alti dei cosiddetti delitti d’onore: circa un migliaio di donne e ragazze ogni anno.
Il quarto posto dell’INDIA, invece, e’ motivato principalmente da feticidio e infanticidio femminile e traffico di esseri umani. In 2009, l’allora Segretario di Stato Indiano Madhukar Gupta ha dichiarato che 100 millioni di persone, principalmente donne, fossero coinvolte in traffici nello stesso anno. La pratica e’ comune ma redditizia, quindi prosegue indisturbata senza l’intervento di polizia e governo. Inoltre, l’Ufficio Centrale di Investigazione in India ha stimato che, sempre nel 2009, il 90% dei traffici abbia avuto luogo all’interno paese e che ci fossero circa 3 milioni di prostitute, 40% delle quali bambine. In aggiunta alla schiavitu’ sessuale, altre forme di traffici includono i lavori forzati ed il matrimonio combinato.
Al quinto posto, la SOMALIA. I pericoli in questo paese sono di varia natura, inclusa l’alta mortalita’ in gravidanza, gli stupri e la mutilazione femminile dei genitali insieme al limitato accesso all’educazione, le scarse cure mediche e le condizioni economiche. In effetti, la cosa piu’ pericolosa che una donna possa fare in Somalia e’ restare incinta, poiche’ la sua vita sarebbe in pericolo al 50% non essendoci cure pre-natali, ospedali, ne’ assistenza sanitaria. A questo si devono aggiungere i casi di stupro che avvengono su base giornaliera, la mutilazione genitale che viene praticata su ogni ragazza somala, la siccita’, la carestia ed i conflitti. In pratica, si puo’ morire in qualunque giorno, in qualunque momento.
14 giugno 2011
Gad al vetriolo
Lunedi 13 Giugno. Arrivano i risultati finali di un Referendum storico, per partecipazione e per forza con cui ha gridato i suoi quattro SI. Un Referendum che ha ridato senso e dignita’ a questo strumento di espressione della volonta’ popolare, dopo che negli ultimi quindici anni era stato svuotato di significato e potere. Un Refrendum, infine, che ha puntato un occhio di bue non sui vincitori, bensi’ sul grande sconfitto, un uomo triste, vecchio e malato che e’ diventato la parodia di se stesso: Silvio Berlusconi.
MA, mentre tutto il servizio nazionale televisivo ignora quanto e’ successo o lo riporta distrattamente, tanto…”non e’ importante”, “non conta niente”, su La7 c’e ancora chi ha voglia di giornalismo serio e fatto per informare il cittadino in modo professionale e riporta l’esito del Referendum aprendovi un confronto.
Il premio della migliore frase dell’intera serata televisiva va senza dubbio a Gad Lerner. Una freccia intrisa di veleno per Bruno Vespa e per la Rai in generale. Serva e schiava.
“Voglio anche tranquillizzare i telespettatori che più tardi volessero sintonizzarsi su RaiUno: è cominciato Porta a porta estate e oggi che è una giornata qualsiasi in cui in Italia non è successo niente di importante, parlerà di cronaca nera e dei delitti più affascinanti del tempo trascorso. Noi a La7 invece continueremo a fare il servizio pubblico.”
Grazie ai liberi pensatori.
13 giugno 2011
The Economist e Berlusconi
Ecco qui segnalati e tradotti alcuni dei passaggi piu’ significativi che un giornale autorevole come l’Economist ha pubblicato su Silvio Berlusconi. Per leggere l’intero articolo: http://www.economist.com/node/18805327
SILVIO BERLUSCONI e’ stato un disastro come leader nazionale per 3 ragioni, due di queste sono ben note. La prima e’ la lurida saga dei festini “Bunga Bunga” a base di sesso, che ha portato allo spettacolo poco edificante di un primo ministro sotto processo con l’accusa di aver pagato in cambio di sesso con una minorenne. Il caso Ruby non ha gettato discredito solo sul premier ma sull’intera nazione.
La seconda ragione sono i suoi imbrogli finanziari. Negli anni, e’ stato processato piu’ di dodici volte per frode, falso in bilancio o corruzione e nonostante i suoi difensori rimarchino che non sia mai stato condannato, questo non e’ vero. Vari casi chiusisi con un verdetto di colpevolezza, sono stai poi messi da parte poiche’ caduti in prescrizione -in almeno due casi poiche’ Silvio Berlusconi stesso ha fatto cambiare la legge.
Il terzo motivo, che per gli Italiani dovrebbe essere quello piu’ grave e decisivo per giudicare l’era Berlusconi come un disastro, e’ il suo completo disinteresse per la situazione economica del Paese.
Il risultato e’ che si lascia alle spalle una nazione con l’acqua alla gola.
E’ vero che grazie alla politica fiscale del Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, l’Italia ha finora scampato le ire del mercato: le banche hanno tenuto, il tasso di disoccupazione e’ l’8% rispetto all’oltre 20% della Spagna e il deficit nel 2011 sara’ del 4% del Pil rispetto al 6% in Francia. Eppure queste cifre rassicuranti sono svianti. L’economia italiana soffre di una malattia non acuta, ma cronica, che erode progressivamente la sua salute. Quando l’economia dell’Europa decresce, l’Italia decresce maggiormente e quando quella europea cresce, in Italia cresce in misura minore. Solo Zimbabwe e Haiti hanno avuto una crescita del Pil inferiore all’Italia nel 2010. In effetti il Pil pro-capite in Italia e’ sceso e la mancanza di crescita significa che il debito pubblico e’ ancora il 120% del Pil, il terzo al mondo rispetto ai paesi sviluppati. Questo dato e’ ancora piu’ preoccupante se si pensa al rapido invecchiamento della popolazione italiana. Il basso tasso medio di disoccupazione nasconde alcuni picchi significativi: un quarto dei giovani -specialmente al Sud- e’ senza lavoro, l’occupazione delle donne e’ il 46%, la piu’ bassa dell’Europa occidentale. Infine un mix di bassa produttivita’ ed alti salari stanno corrodendo la produttivita’: nel decennio fino al 2010, la produttivita’ e’ cresciuta di un quinto negli USA e di un decimo in UK, mentre in Italia e’ scesa del 5%.
Il Governatore della Banca Centrale, Mario Draghi ha recentemente sottolineato come l’economia italiana abbia disperatamente bisogno di riforme strutturali. Ha indicato la produttivita’ stagnante ed attaccato le politiche di governo incapaci di incoraggiare lo sviluppo.
E’ un quadro tristemente corretto ed accurato per chi, come me, ama l’Italia e per il quale pagheremo a lungo le conseguenze.
Barzellette, gestacci, volgarita’, festini, figuracce, canzonette….
10 ottobre 2010
London – Savoy Hotel
- Il nuovo tetto in vetro del foyer
- Tea shop
- Ingresso
Ci sono posti al mondo che sono magici e che sono intrisi della storia di una nazione e delle sue vicende, così come delle vite straordinarie delle personalità che hanno ospitato.
Uno di questi è l’Hotel Savoy di Londra con i suoi 120 anni di storia e che ha riaperto oggi al pubblico dopo un lungo e meritato restauro durato tre anni.
Il Savoy è stato una dimora vera e propria per molti grandi firme, tanto che nel 2007, dopo la chiusura, tra le suppellettili che si decise di dismettere, c’era anche un piano che Sinatra usava durante le sue permanenze londinesi, oltre ad essere stato uno dei luoghi favoriti da Oscar Wilde, tanto da finire indissolubilmente legato alle sue vicende personali e dunque protagonista, suo malgrado, degli scandalosi processi del genio irlandese.
Ora, grazie ad un lavoro durato tre anni e curato dal designer d’interni Pierre-Yves Rochon e a 220 milioni di sterline (circa 250 milioni di euro), è tornato più lussuoso ed esclusivo che mai. Il risultato è stato quello, esteticamente parlando di avere aggiunto un tocco postmoderno all’impareggiabile anima di atmosfere edoardiane e stile Art Deco della struttura, senza snaturarla. Dal punto di vista funzionale, invece, il restauro ha interessato la totalità delle 268 stanze, ma anche gli impianti essenziali, da quello idraulico ai cablaggi.
Ben mille persone tra artisti e artigiani hanno preso parte all’opera che annovera, tra le novità, una Royal Suite con due camere da letto, che si aggiunge alle 38 suite con vista Tamigi e 9 suite dedicate alle “personality” che le hanno occupate, da Charlie Chaplin a Marlene Dietrich a Frank Sinatra, con memorie fotografiche del loro passaggio nell’albergo. Ci sono, inoltre, un nuovo bar in stile Art Deco, chiamato Beaufort, impreziosito da arredi a forma di foglie dorate del valore complessivo di 38 mila sterline, un tea-shop e un tetto di vetro a coprire il Thames Foyer, in modo da assicurare luce agli ospiti anche in pieno inverno.
Insomma, ha riaperto il luogo che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento ha letteralmente vissuto un pezzo della storia inglese: dal Principe di Galles – poi re per pochi anni – Edoardo, a Winston Churchill, che ci tenne il suo quartier generale durante la Seconda Guerra Mondiale, da Charles de Gaulle alla divina Sarah Bernhardt, dal grande Oscar Wilde a Marilyn Monroe, da Marlene Dietrich a George Gershwin, senza dimenticare la stessa regina Elisabetta e la scomparsa regina madre, per finire con i Beatles.
“Abbiamo lavorato duro – ha detto in sintesi il manager dell’albergo, Kiaran MacDonald – ma siamo consapevoli del posto che il Savoy occupa nell’immaginario di molte persone, e siamo sicuri che le loro aspettative non andranno deluse”.
6 ottobre 2010
Tiziano Ferro: la rivelazione!!
“La liberazione più grande è stata poter parlare con le persone che mi sono più vicine, con mio padre, la mia famiglia, gli amici, il resto è venuto naturale”. Dice Tiziano Ferro a Vanity Fair.
Capirai…lo sapevano tutti che Tiziano Ferro era gay…dalle galline del pollaio di mia nonna, ai leoni di piazza del Duomo a Modena e solo lui si sente di aver finalmente dato una comunicazione shock e inaspettata…
Ma come faremo noi italiani provinciali a superare i pregiudizi sull’omosessualita’ se gli stessi personaggi pubblici, quelli che maggiormante potrebbero influenzare positivamente l’opinione pubblica, si fanno tanti problemi a comunicarla?
4 ottobre 2010
Pellegrini: un business della Madonna
“Venghino venghino ssiore e ssiori: Madonne che piangono, guarigioni, miracoli…lo spettacolo è assicurato!”
…ed è uno spettacolo che non accenna a dileguarsi o a soffrire della modernità.
Infatti, dalle stime annuali dell’agenzia delle Nazioni Unite, World Tourism Organisation (Wto), sembra che consista in almeno 300 milioni il flusso mondiale dei pellegrini all’anno, con un bilancio di 18 miliardi di dollari. Nella sola Italia, i “viaggiatori religiosi” sono 40 milioni, con oltre 19 milioni di pernottamenti. Il fatturato di questa potente macchina dagli ingranaggi sempre ben oliati è di 4,5 miliardi di dollari, all’incirca 3,3 miliardi di euro l’anno.
A contribuire a queste cifre celestiali ci sono i santuari importanti come quelli di Loreto, San Giovanni Rotondo con San Pio, Assisi, Padova con Sant’Antonio e naturalmente Roma con le sue basiliche, ma la vera struttura ossea di questa industria della santità è rappresentata da centinaia di luoghi di culto “minori” siano essi già riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa o meno. Sì, perché proprio come il turista “non religioso”, anche il pellegrino è attratto dalle novità e dalla curiosità –spesso suscitata mediaticamente- verso i nuovi luoghi delle apparizioni. Si prendono il pullman o l’aereo per Medjugorje in Erzegovina e fra le mete italiane si cercano quelle dove l’apparizione è ancora cronaca e non storia, senza badare troppo ai divieti o alle dissuasioni della Chiesa ufficiale.
La Madonnina delle lacrime di Civitavecchia, ad esempio, benché attenda ancora la sentenza della Chiesa e benché il sangue sgorgato dagli occhi della statuetta abbia un dna maschile, si trova già dal 1995 nella chiesa parrocchiale di Pantano, meta di migliaia di fedeli. E allora, visto che circa 8mila persone ogni mese fanno la comunione in questa chiesa, a fianco della stessa sono state costruite due case, sono state posizionate due cassette di sicurezza che si sono poi riempite di ex voto, ovvero oggetti d’oro che testimoniano le grazie ricevute, ed è stato piazzato un cartello che annuncia ai pellegrini della Madonnina di Pantano: “Quindici euro il menù di carne”.
Per finire, hanno aperto un agriturismo e un’altra trattoria, ma si sa….con la crisi economica si fa fatica…
E proprio a causa della crisi ci si arrangia come si può e si aguzza l’ingegno, facendo riaffiorare dal passato anche apparizioni lontane. In fondo, perché dovrebbero essere meno sante?
In rete si può comprare, ad esempio, la “medaglia miracolosa della Madonna del Miracolo”. Questa apparve a Santa Caterina Labouré nel 1830 e ancora oggi si assicura che “tutte le persone che porteranno al collo questa medaglia riceveranno grazie”. Che importa se assieme alla medaglia arriva un bollettino postale. “Non è una fattura, serve per un’offerta”. E via, come fa il santuario della Madonna delle Lacrime di Civitavecchia, a mettere i codici Iban per bonifici in Bancoposta o presso la banca di Credito cooperativo. D’altronde, i nuovi pellegrini non hanno più bisaccia, bastone e mantello. Viaggiano in aereo o su pullman con ogni comfort e dormono in accoglienti hotel.
Secondo un’indagine sul gradimento del cliente, curata da Boiocchi, il 43% sono maschi, il 57% femmine. Nel 74% dei casi l’età è superiore ai 51 anni. Perché si va oggi in pellegrinaggio? Il 68% degli intervistati dichiara: per fede. Il 14% per cultura, il 13% per cercare un contatto con il sacro, il 4% per curiosità. Quasi tutti i viaggiatori del sacro (il 90%) dichiarano di provare emozioni, soprattutto nei luoghi santi (55%), nella preghiera (21%), nel cammino (17%) e nell’eucarestia (7%). La maggioranza (65%) è senza figli. I diplomati sono il 38%, i laureati il 16%.
E la Chiesa? Beh, alla Chiesa, da parte dei pellegrini, non arrivano solo le offerte, ci mancherebbe! Conventi e case di accoglienza sono stati trasformati (grazie anche ai contributi statali per il Giubileo) in hotel a 3 o più stelle, che pagano l’Ires al 50% e rigorosamente non pagano l’Ici.
San Pellegrino!!










